RECENSIONE CRITICA


a cura di Elena Gollini

“La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre” (Albert Einstein).
Per Giulia Biasini il fare arte coincide con la conferma della propria evoluzione interiore, tesa a costruire e ad affermare una centralità mentale e fisica, che va oltre l’esercizio creativo di puro diletto tecnico.
Attraverso le opere stabilisce e consolida un profondo legame tra l’Io e il Tu, dove le forme e i colori hanno visualizzato e reso possibile un processo di comunicazione attraverso il poliedrico linguaggio dell’arte. Quando si fa ricerca sperimentale in modo serio e accurato, il cammino non è mai lineare e standardizzato, ma si modula e si definisce con uno schema graduale e articolato. Di questo Giulia è pienamente consapevole e si cimenta con convinta e motivata intraprendenza, compiendo uno studio sempre ponderato e scrupoloso.
Viviamo in una realtà complessa, siamo in un’epoca in cui il rapporto con la dimensione del reale è mediato da una sorta di pellicola artificiale, da un diaframma tecnologico e massmediale nel quale si rifugiano fatti, persone e cose come dentro un fatuo ed effimero “Olimpo degli Dei” che tutto avvolge, impedendo di scrutare nuovi orizzonti di vita. Anche l’arte sta soffrendo di questa condizione. Negli ultimi sessant’anni si è assistito ad un drammatico conto alla rovescia, come se in ogni momento dovesse finire la Storia. Si sono succeduti movimenti artistici, la cui durata temporale è andata via via diminuendo, per arrivare in un non luogo senza tempo dove tutto è diventato arte perché si è sospeso ogni giudizio di valore. Ma se tutto è diventato arte, niente è arte. L’ansia di occupare un qualche posto nella Storia si è tramutata in un delirio di onnipotenza, in parossistiche mistificazioni dove il dire si è sostituito al fare. I tempi lunghi delle riflessioni
sono stati banditi. Tutto dev’essere fatto e consumato in fretta per sprofondare nel baratro del vuoto e del nulla, dove anche la nostra vita rischia di venire sprecata senza essere vissuta. Contrapponendosi a queste visioni negative, Giulia intraprende questo percorso con un progetto di ricerca che vuole scandagliare oltre e in se’ stessa, usando un criterio analitico. Ogni testa, ogni volto riprodotto si pone nella sua assolutezza, occupando un proprio spazio esclusivo e distintivo e lasciano nello stesso tempo spazio dentro di sé a tutte le realtà. Un dentro e un fuori che interagiscono in un flusso continuo e costante di energia in espansione. Come in un crogiolo affiorano una miriade di interrogativi intorno al senso dell’essere, si agitano, si scontrano, si fondono, si lacerano, si intersecano alla ricerca di equilibri dinamici in un gioco infinito. Interrogativi che vengono oggettualizzati e contestualizzati dalle forme e dai colori dentro l’alveo della struttura plastica compositiva. Struttura la cui configurazione spaziale ed emotiva cambia e si trasforma in conseguenza di un processo costruttivo autonomo e indipendente. Le immagini evocate riportano in luce rappresentazioni che prima di essere fuori erano già dentro di lei, sono la rivelazione di una sua realtà mentale, ovvero riflessioni materializzate nello scenario narrativo. Ogni raffigurazione è traslata in sostanza psichica che si condensa tramite il gesto creativo e visualizza l’energia proveniente dal cervello. Ogni opera racchiude delle speciali tensioni spazio-temporali, dove la materia pittorica si riscatta vestendosi di anima.
Per Giulia l’arte ha il compito di sublimare l’essenza dell’Io più intima e recondita. Il tratto segnico cambia di intensità con il mutare della pressione della mano, individuando luci e ombre in un continuo rapporto dialettico tra loro, che si alimenta in ogni creazione di proprie componenti caratterizzanti. Giulia non riproduce nel senso descrittivo del termine, non si attiene a una riproduzione meccanica e fotografica, non ostenta nessuna sdolcinata e stereotipata perfezione. Vuole diffondere un fare arte senza fermarsi dentro una formula espressiva di necrosi visiva, che blocca l’immaginazione e l’invenzione creativa e chiude la mente dentro un recinto di statica passività e di alienanti condizionamenti. Ogni spettatore, valorizzato nella propria unicità, si sente direttamente partecipe dell’azione creativa, nella consapevolezza che l’arte ha il compito di rendere visibile l’invisibile e non è una sorta di miraggio e di allucinazione privata, ma una delle forme universali più alte e qualificate per conoscere veramente se stessi e la realtà del mondo di cui facciamo parte.

Per Giulia l’arte è un potente linguaggio visivo per concretizzare “l’impalpabilità” delle immagini presenti nella mente. Per Giulia l’arte fornisce continue risposte all’interrogativo sul senso dell’esserci nel mondo, rendendo visibili e ponendo in circolazione realtà mentali, che altrimenti rimarrebbero sconosciute.
Nelle sue figurazioni si addentra nello sfaccettato labirinto dei circuiti cerebrali, per dare risposta alle domande esistenziali conferendo loro una “forma”. È con la forma che si può ricostruire l’energia vitale intrinseca, riuscendo a rendere visibile l’invisibile oggettivandolo. In ogni lavoro si coglie qualcosa che va al di là della sua destinazione estetica e formale perché vive di un proprio valore qualitativo sotteso.
I segni che tracciano le raffigurazioni sono la trasmutazione visiva della sua “forma mentis” intesa come emanazione di quella fisica, costituita da un caleidoscopio di pensieri, di percezioni, di emozioni, da un turbinio interiore di sentimenti che sgorgano come da una sorgente inesauribile, offrendo sorprendenti sfumature interpretative.

Giulia ci insegna che la pregnanza dei pensieri cambia di significato in base alla nostra particolare condizione e predisposizione mentale. Ci insegna che ci vuole molto tempo per fare luce dentro di sé, togliendo i lacci invisibili che rendono dipendenti le nostre azioni e i nostri pensieri e che ci vuole molto tempo, affinché si creino le condizioni per liberarsi da tutto ciò che impedisce il cammino verso la piena consapevolezza di sè. Consapevolezza, che non si cristallizza una volta per sempre fuori dal tempo e dallo spazio, ma si evolve in rapporto alle relazioni sociali e alle esperienze di vita, siano esse positive che
negative. Per Giulia la consapevolezza di sè e della propria tensione esplorativa in quanto donna artista, equivale ad un flusso di energia in costante trasformazione dinamica per dare un senso autentico alla complessità del reale.