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“IL COMPITO ATTUALE DELL’ARTE E’ DI INTRODURRE CAOS NELL’ ORDINE”

THEODOR ADORNO

 


 

GIULIA BIASINI NASCE A MILANO NEL 1992.

FREQUENTA IL CORSO DI SCENOGRAFIA TEATRALE E SI LAUREA IN PITTURA ALL’ACCADEMIA DI BRERA, DOVE COMINCIA IL SUO PERCORSO ARTISTICO, LEGATO SOPRATTUTTO ALLA SPERIMENTAZIONE DELLE TECNICHE E MATERIALI.

IL SUO LAVORO SI CENTRA PREVALENTEMENTE SULLA POTENZA DEL SEGNO E DELLA GESTUALITA’ CON CUI SI COSTRUISCONO LE FORME, COME LA PIU’ INTIMA ESPRESSIONE DI OGNUNO .

TEMA CENTRALE DEL SUO LAVORO ARTISTICO E’ L’AUTORITRATTO: SI TRATTA DI DARE UN’IMMAGINE ALLA PROPRIA IDENTITA’, CHE NON E’ NECESSARIAMENTE DI NATURA VISIVA, MA RAPPRESENTA IL MODO IN CUI OGNUNO “SI VEDE” E SI PERCEPISCE. ANCHE IL CORPO QUINDI GIOCA UN RUOLO FONDAMENTALE: ESSO E’ VEICOLO ATTRAVERSO CUI CONOSCERE IL MONDO, MA ANCHE CONTENITORE: DOTATO DELLA GIUSTA SENSIBILITA’ PER RECEPIRE ANCHE IL PIU’ PICCOLO CAMBIAMENTO; QUESTA SENSIBILITA’ E’ RAPPRESENTATA DA UN PARTICOLARE MODO DI VEDERE LE COSE E DALLA CAPACITA’ DI FORGIARE E RIMODELLARE LA MATERIA DELL’OSSERVAZIONE.

CHE COS’E’ INFATTI IL VOLTO?

ESSO NON E’ CHE IL VOLTO DI CIASCUNO, MA ANCHE UNO TRA GLI ALTRI, UN VOLTO CHE DIVENTA TALE SOLAMENTE QUANDO ENTRA IN CONTATTO CON ALTRI VOLTI, GUARDANDO O VENENDO GUARDATO. IL FARSI DI UN’ IMMAGINE COMINCIA INTERROGANDO LE APPARENZE E TRACCIANDO DEI SEGNI. OGNI ARTISTA SCOPRE COSI’ DI TROVARSI IN UN PROCESSO A DOPPIO SENSO, PERCHE’ DISEGNARE NON E’ SOLO MISURARE E ANNOTARE, MA ANCHE RICEVERE.

LA MIA RICERCA INIZIA DA QUI, A PARTIRE DA UNO SGUARDO, PER TORNARE ALLE ORIGINI: IL PRIMO “IO” DELLA STORIA.


INTERVISTA CON ELENA GOLLINI

http://www.elenagolliniartblogger.com/giulia-biasini/

D: Come ti definiresti nel tuo fare arte? Ritieni di avere una certa impronta picassiana nello stile espressivo?

R: Arte è fare, trasformazione della materia, costruzione o ricostruzione di una piccola porzione di mondo e luogo di produzione di opere fatte di linguaggi, di simboli, metafore capaci di influenzare e arricchire la società e la cultura che li ospitano e li alimentano.

Gestualità è la parola chiave del mio fare artistico. Disegnare non è solo trasporre pensieri ed emozioni, ma muoversi fisicamente nel “luogo foglio di carta”, tracciare dei segni che insieme andranno a ritrarre il mondo. Ciò che mi fa sentire più vicina all’arte di Picasso è la sua ricerca di una dimensione originaria, arcaica; attraverso la semplificazione del gesto pittorico egli si mostra in favore di una necessità di riappropriarsi di una dimensione prima: l’archetipo.

Credo che il segno sia l’espressione più intima e significativa di ognuno di noi, per questo do’ molta importanza al disegno che permette di tradurre l’idea nella sua forma più pura. Il gesto inoltre è necessariamente legato al corpo, al sentire, alla manualità: disegnare non è solo tracciare dei segni, diventa un’operazione completa che coinvolge pienamente.

La trasfigurazione è un’altra forma espressiva che caratterizza il mio lavoro e che ritrovo inevitabilmente legata a Picasso e ad altri artisti esponenti dell’Espressionismo: la deformazione intesa come filtro attraverso cui io interpreto la realtà e mi interpreto, dando possibilità allo spettatore di ritrovare più personalità in un immagine.

Il mio percorso artistico può essere definito come una raccolta di identità: ritrarre non è altro che raccontare un viaggio, dare uno sguardo caleidoscopio dentro alle persone, per ritrovare al loro interno la storia di tutti coloro che entrano a far parte dell’esistenza.

D: Quali sono i progetti artistici che hai in serbo per il 2018?

R: In questo momento sono ospite del progetto “Casa Canvas”, che espone e vende alcune delle mie opere, mentre proseguo il mio percorso realizzando dipinti a mano su collezioni di ceramiche e porcellane da poter introdurre nel mondo del design.

Nello stesso tempo porto avanti la mia vocazione per l’insegnamento artistico, e realizzo laboratori d’arte con bambini delle scuole dell’infanzia: fin da bambino ognuno di noi ha in se’ la giusta curiosità per scoprire il mondo, e dall’analisi di essa si può così osservare di dispiegarsi dell’esperienza creativa, e con essa la relazione dell’ “io” con il mondo esterno.

Questo rapporto trae origine dall’infanzia, in quanto luogo in cui l’identità stessa viene a formarsi.

Sono i bambini infatti che insegnano all’adulto come rapportarsi veramente con la realtà, in questo senso l’infanzia è un modello cui prendere esempio per educare lo sguardo al mondo e nei rapporti con l’altro.

Inoltre scrivo e illustro racconti, ed ho in progetto diverse collaborazioni con artisti emergenti e aziende.

D: Un tuo commento di valutazione sulla situazione attuale del mondo dell’arte e della cultura in generale

R: Ci troviamo in un momento socio-culturale in cui i media e la tecnologia permettono alle opere d’arte di essere fruibili e riproducibili all’infinito; ciò è molto importante per l’artista e per chi vuole avvicinarsi e meglio comprendere il mondo dell’arte, ma questa modalità può portare a una svalutazione del fare artistico e un calo dell’attenzione da parte dello spettatore.

Si tende spesso a concentrarsi sempre più su opere d’arte concettuali, che coinvolgono il pensiero e rimandano a problematiche sociali e filosofiche, mentre si va sempre più perdendo il significato del “fare”, dello sguardo introspettivo.

Oggi siamo esposti a migliaia di messaggi visivi ma, paradossalmente, siamo sempre meno capaci di vedere.

Così spesso accade che le personalità di ognuno vengano annullate, non si presta più attenzione alla propria identità, alla diversificazione come valore positivo, procedendo vertiginosamente in direzione di una pericolosa omogenizzazione dei caratteri.
L’ “io” oggi non è più specchio delle necessità interiori, ma riflette solamente la realtà fisica e immediata fuori di noi: una visione superficiale degli oggetti di cui ci circondiamo.

Personalmente credo che fare arte, essere artisti, non sia frutto di un’equazione fisica, ma quanto un modo di essere, di vivere e di percepire il mondo. il “genio” non si riconosce dalla sua notorietà, ma dalla quotidiana modalità in cui opera, pensa e si muove nello spazio, scomponendo ed elaborando la realtà in migliaia di pezzi che vanno a comporre la sua persona.

L’arte ha il compito di essere sincera, ed emozionare in modo reale chi ne fruisce.